Una volta al dì lontano dai pasti
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Dunque, sono andata al cinema e ho visto The Forgotten e devo dire che non mi è piaciuto.
Visto che non ho nessuna voglia di scrivere una recensione del film e soprattutto, visto che non ne sarei assoulutamente in grado, copioincollo la recensione del messaggero che tra tutte quelle che ho letto, ovviamente post visione, è quella maggiormente in linea con il mio parere personale....se non avete visto il film e volete vederlo magari non leggete, oppure leggete, che m'importa?
E se non avessimo mai vissuto i momenti più importanti della nostra vita e i ricordi fossero soltanto fantasie? Se lo domanda Telly (Julianne Moore) e, per la verità, se lo chiedeva anche Socrate, ma i risultati non sono proprio gli stessi. Telly, quattordici mesi fa, ha perso il figlio di nove anni in un incidente aereo, ma secondo il suo psichiatra, il piccolo Sam non sarebbe invece mai esistito. E mentre suo marito parla di «nevrosi da gravidanza interrotta», fotografie e filmini del bambino spariscono dalla casa. Lasciando Telly sola con le sue sensazioni, che non sa più se chiamare ricordi. The Forgotten di Joseph Ruben parte da un concetto impegnativo: la relatività della realtà. Per buona parte del film, ci si chiede chi abbia ragione e quale sia la verità, ammesso che ne esista una. L’inganno arriva puntuale, ma non avviene per mano del marito di lei o degli inevitabili cattivi travestiti da buoni. A tradire il film è proprio lo sceneggiatore, che decide di sbrigare il tema della “realtà percepita” con un colpo secco: gli alieni. Ogni volta che la faccenda si fa complicata e occorrono delle spiegazioni, arriva un extraterrestre, così non c’è più niente da capire. E se il film nella prima parte promette di portarci in un mondo in cui esploreremo i meandri del nostro cervello, nella seconda scivola nella cara, vecchia tesi del complotto ordito dagli alieni. Sicché The Forgotten finisce con lo sprecare due occasioni: come thriller psicologico, non è abbastanza psicologico, quanto agli extraterrestri, ne abbiamo visti di più inquietanti.
Da Il Messaggero, 18 Febbraio 2005
